La fattoria
E poi scomparvero tutti
Un’ora di cammino per raggiungerla, un’ora di cammino per lasciarla.
La fattoria domina la montagna dall’alto. Franco ha la testa piantata contro al vetro della finestra, lo sguardo a picco verso il sole che si incastra fra le vette delle montagne di fronte, fino alla completa scomparsa. Con il calare dell’oscurità, qualche fioca luce rosata risale dal paese sottostante, tremolante come una nebbia inquieta. La faccia si congela a contatto con il vetro, Franco fa un passo indietro. Non vuole perdersi questo passaggio. Non vuole dormire.
Il podere ha un nome che millanta ricchezza: “L’abbondanza”. Ma ogni angolo di questo posto, quattro mura gettate nel bel mezzo del niente, urlano miseria. Voci ancestrali che si perdono nello scenario pietoso cosparso di neve, che come ovatta acquieta ogni tentativo di lamentela.
Matta-senza-un-occhio grida qualcosa dalla tromba delle scale. Qualcuno interviene. Diversi tipi di brivido percorrono la spina dorsale di Franco. La porta è chiusa, il chiavaccio è inserito, ma enormi fessure nel legno minacciano di lasciar passare decine di mani invisibili. Dalle fessure della finestra, invece, penetrano le dita adunche del gelo invernale, e si infilano fra le costole.
È il 1946. Franco ha quattordici anni. La galena premuta nell’orecchio a captare qualche debole stazione, prima di addormentarsi. Qui, come sempre, la notte sembra durare una vita intera.
Le attività della fattoria erano una gara di resistenza. L’uomo contro la montagna. Nei mesi estivi si produceva giusto quello che sarebbe bastato per l’inverno. Nei mesi autunnali, si procedeva alla raccolta di ciò che il bosco aveva da offrire. D’inverno, invece, si testavano la solidità delle pareti e la tempra dei corpi.
Franco si dava da fare. Le sue braccia diventavano forti, le sue parole rarefatte, la sua volontà di ferro. La fattoria scalpitava come un animale che ne conteneva altri più piccoli. Il fuoco scorreva nelle vene delle stanze, il bestiame ravvivava le stalle.
Nessuno sospettava che, di lì a qualche anno, sarebbero spariti tutti.
Nessuno immaginava che quegli spazi sarebbero rimasti vuoti per molto tempo.
Un’ora di cammino per raggiungerla
La strada è talmente ripida che per arrivare a destinazione mi sono dovuto aggrappare all’erba. Arrivato in cima una rete di ferro si è fusa con i rampicanti, mentre il filo spinato con i rovi.
Per più di vent’anni ho osservato la fattoria da lontano. Per me era sempre stata irraggiungibile. Quando le persone smettono di percorrere i sentieri, la montagna si premura di cancellarli in una manciata di anni. Ma le mura restano più a lungo, così come le storie: sbiadiscono, cambiano forma, assumono toni cupi, ma non smettono di essere presenti.
Mi trovo davanti al silo che vedevo spuntare d’inverno da dietro gli alberi spogli. Finalmente sono qui. Non so perché io ci abbia messo tanto.
Nella mia testa questo luogo inizia a brulicare di storie prese in prestito. Anni di voci e racconti, stagioni intere passate a lavorare duro e a combattere l’avanzata del bosco.
Mi aggiro nel perimetro mentre gli spettri del passato mi guardano con sospetto da dietro le persiane chiuse; qui sono io il fantasma.
Una finestra si apre senza opporre resistenza. Respiro un alito di aria gelida ed entro senza esitare.
E poi scomparvero tutti
Scoppiettava il fuoco, il tepore e le voci dei fattori riempivano le stanze, rendendo l’aria morbida e accogliente. Si stavano preparando per la cena. Qui si dorme presto. Qui ci si sveglia all’alba.
Franco tornava dalle stalle, con qualcosa in mano.
Matta-senza-un-occhio si aggirava silenziosa come un’ombra.
E poi scomparvero tutti.
Le voci cessarono, il fuoco si spense, il gelo lo sostituì in un istante. La casa era malmessa: i mobili accatastati vicino alle pareti, calendari e orologi fermi da vent’anni, i vecchi cappotti all’ingresso coperti di muffa.
Nelle stalle albergava un silenzio tombale.
Dove sono finiti tutti? Nessuna traccia.
Ciò che resta di loro sono soltanto una vecchia foto in bianco e nero e alcuni documenti battuti a macchina.
Documentazione fotografica rinvenuta durante il sopralluogo, 25 ottobre 2020.







